Qualcuno nelle mie classi mi ha fatto domande sui disordini in corso in Egitto, e se sia vero che le conseguenza potrebbero interessare anche l'Italia, in senso negativo.
Ecco perchè l'Egitto è una "minaccia" per l’Italia:
Ecco perché l’Italia può battere Al Qaeda nella partita del Nord Africa:
Per approfondire, altri articoli qui: http://www.ilsussidiario.net/Speciali/Rivolta-in-Egitto/
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Ho risposto come potevo, dato che il quadro non è chiaro neppure per me, e che tutto sta ancora accadendo in queste ore.
Oggi ho trovato due articoli che potrebbero esserci utili per capire un po' di più.
Ecco i links e qualche stralcio:
La costa meridionale del Mediterraneo è un’area di interesse vitale per l’Italia sul piano economico e della sicurezza. La sua eventuale destabilizzazione colpirebbe pesantemente il nostro export e metterebbe a rischio gran parte del nostro rifornimento di gas e petrolio (...).
Se questa, poi, comportasse l’emergere di regimi islamici aggressivi, l’Italia si troverebbe minacciata direttamente e costretta ad aumentare la spesa militare, con la complicazione sia morale sia tecnica del controllo di milioni di islamici potenzialmente eccitabili entro le proprie frontiere. (...)
L’inflazione alimentare, su un substrato di condizioni economiche in peggioramento per la parte più povera e giovane delle popolazioni, ha innescato moti di protesta, inizialmente spontanei, in Tunisia, Algeria, Marocco ed Egitto. Queste nazioni sono guidate da regimi semidemocratici autoritari, molto sostenuti dall’America - e dall’Italia - nell’ultimo decennio affinché riuscissero a contenere l’ondata dello Jihadismo islamico che aveva l’obiettivo di abbatterli.
In particolare, l’America ha "amicizzato" le Forze armate di queste nazioni, oltre che di Giordania, Arabia saudita, Libia, Yemen, ecc., per rafforzare il controllo delle insorgenze. La priorità della sicurezza ha fatto chiudere un occhio sulla degenerazione oligarchica dei regimi, in particolare quello tunisino ed egiziano. Così questi si sono trovati sempre meno capaci di rispondere alla domanda di ricchezza e giustizia sociale che emergeva da popolazioni arabe in via di rapida modernizzazione, secolarizzante, con un’alta densità di giovani scolarizzati, ma senza prospettive.
Ecco perché l’Italia può battere Al Qaeda nella partita del Nord Africa:
Quando in un’intera regione del mondo scoppiano quasi contemporaneamente dei moti per cause immediate diverse ciò significa che il vero detonatore della crisi è una causa più ampia e profonda anche se magari meno evidente. Fu così in Europa nel 1848, quel “quarantotto” che in varie lingue, tra cui la nostra, è divenuto sinonimo di caos, di improvviso sconvolgimento generale. In quella circostanza si trattò dell’inizio dell’esaurimento degli equilibri fissati al Congresso di Vienna. Qual è allora la causa profonda di questo propagarsi di moti e di tensioni sulla riva sud del Mediterraneo? A mio avviso essa va ricercata nel declino dell’influenza americana che, pur restando molto rilevante, lo è meno di prima. (...)
A tutto questo si aggiunge il perdurare della crisi economica internazionale che ovviamente colpisce anche le economie della riva sud del Mediterraneo, e ben più duramente che in paesi ad alto reddito come il nostro. (...)
I primi bersagli non possono però che essere i regimi al potere, e al potere da molto, troppo tempo. Sia chiaro: per quante giustificate critiche si possano fare a tali regimi non è affatto garantito che la loro repentina caduta apra a un roseo futuro. Non è il caso dell’Italia o della Germania del 1945. Non sono paesi dove un’esperienza democratica, a suo tempo brutalmente troncata da una dittatura, è pronta a risorgere dalle sue ceneri. Qui il rischio di cadere dalla padella di una dittatura comunque abbastanza laica alla brace dell’islamismo [fondamentalista, ndr] non è remoto. Teniamone conto.
Per approfondire, altri articoli qui: http://www.ilsussidiario.net/Speciali/Rivolta-in-Egitto/

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